Achille Varzi, foto Agf Bernardinatti, archivio Università di Trento

CONFINI NATURALI, CONFINI ARTIFICIALI

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Il filosofo Achille Varzi della Columbia University di New York ospite del Collegio di Merito
a cura dell’Ufficio Stampa di Ateneo, con un’intervista video di Paola Giacomoni

È stato l'intervento di Achille Varzi, professore ordinario di Filosofia alla Columbia University di New York, noto per le sue ricerche di logica e per il suo contributo alla rinascita degli studi nel campo della metafisica e dell'ontologia, ad aprire il ciclo di seminari organizzati per gli alunni del Collegio di Merito “Bernardo Clesio” dell’Università di Trento per l'anno accademico 2012-2013. L’incontro si è svolto lo scorso 15 febbraio nell’aula Kessler del Dipartimento di Sociologia e Ricerca Sociale (via Verdi 26, Trento). Il seminario del professor Varzi, che era aperto anche alla cittadinanza, ha indagato sulla distinzione tra confini naturali e artificiali e ha regalato spunti di riflessione sulle conseguenze che possono portare al nostro modo di comprendere le identità e le condizioni di sopravvivenza delle cose che vengono demarcate, in un parallelo filosofico tra realismo e convenzionalismo di stampo relativista.
La lezione del professor Varzi fa parte delle iniziative del Collegio di Merito dedicate agli alunni per arricchire la loro formazione attraverso il confronto con studiosi di rilievo internazionale

Abstract del seminario di Achille Varzi “Confini naturali, confini artificiali: usi e abusi di una distinzione”

Esiste una distinzione di fondo, in campo geografico, tra quei confini che consideriamo “naturali” e quelli che invece chiamiamo “artificiali”. I primi sono i ben noti confini fisici, come la linea di cresta delle Alpi o la linea costiera della Sicilia o del lago di Garda: confini che sembrerebbero riflettere discontinuità territoriali in qualche modo oggettive e indipendenti dalla nostra azione organizzatrice. I secondi, come i confini della provincia di Trento o la linea di demarcazione tra Austria e Germania, sono invece il prodotto di decisioni e convenzioni, espressioni di un’intenzionalità collettiva che si traduce in accordi politici, sociali e legali grazie ai quali si determina dove comincia un certo territorio e dove finisce.
Sui confini artificiali si può discutere, e quando non bastano carta e penna si possono anche combattere guerre sanguinose prima di giungere a un accordo. Su quelli naturali no: si possono venerare o si può decidere di non attribuire loro alcun valore, ma sono lì e non si può chiedere ai cartografi di ometterli dalle loro mappe. In una mappa fisica si possono omettere i confini politici, ma una mappa politica conterrà per forza di cose i confini fisici, o almeno quei confini fisici che risultano visibili alla scala di rappresentazione prescelta. Così almeno sembrerebbe. E una volta tracciata questa distinzione ci vuole poco per applicarla a tutto campo.
I confini entrano infatti in gioco per articolare ogni aspetto della realtà con cui abbiamo a che fare; si ritrovano in qualsiasi mappa attraverso cui rappresentiamo il nostro mondo, non solo il mondo in senso geografico ma il mondo della natura in senso lato così come il mondo concreto che emerge dalle trame quotidiane delle nostre pratiche sociali e individuali.
La domanda che intendo affrontare è fino a che punto è una distinzione fondata? Esistono davvero confini naturali, o invece qualsiasi confine – una volta che lo si analizzi più attentamente – risulta essere i