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VITTIME A PROCESSO O VITTIME A CONFRONTO?

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Riflessioni sul rapporto tra vittime e giustizia all'incontro d'apertura del quarto ciclo di seminari di “Memoria e Diritto”
di Lucia Busatta

Il 6 novembre si è tenuto, presso il Foyer della Facoltà di Giurisprudenza, l'incontro d'apertura del quarto ciclo di seminari “Memoria e Diritto”, dal titolo “Vittime a processo o vittime a confronto?”. Andrea Pugiotto, ordinario di diritto costituzionale presso l'Università di Ferrara – e già ospite di Memoria e Diritto il 25 maggio 2011 (vd. Unitn, n. 125, agosto-settembre 2011) – ha dialogato con l'avv. Nicola Canestrini, ma anche con Antonia Menghini ed Elena Mattevi, rispettivamente ricercatrice e dottoranda in diritto penale, sul tema della dimensione costituzionale della pena e sulle problematicità del cd. paradigma vittimario. Il dialogo, moderato da Fulvio Cortese, ha preso spunto da uno studio interdisciplinare recentemente coordinato dal costituzionalista ferrarese, e i cui atti sono stati da poco pubblicati in F. Corleone, A. Pugiotto (a cura di), Il delitto della pena, Ediesse 2012.

Tema tornato recentemente al centro del dibattito pubblico, il ruolo della vittima all'interno del processo penale pone alcune interessanti e non trascurabili questioni tecnico-giuridiche, sia dal punto di vista del diritto costituzionale, sia nella prospettiva del diritto penale sostanziale e processuale. Il processo penale rappresenta il luogo d'incontro della dimensione pubblica della giustizia e della pena con quella privata del dolore delle vittime del reato; una relazione che – secondo Pugiotto – va gestita con cautela, poiché rischia altrimenti di condurre a pericolosi cortocircuiti.

L'intervento di Canestrini, proiettato nell'ottica del diritto “vivente” del processo penale, ha approfondito il quadro normativo. Nonostante vi sia la tendenza a porre, almeno a livello mediatico, la vittima del reato al centro della notizia e a dare ad essa voce attraverso vari strumenti, legislativi e non (si pensi alle cd. leggi memoriali o a quelle risarcitorie, al ruolo sempre più rilevante dell'associazionismo tra parenti delle vittime, oppure all'istituzione della Commissione delle vittime, quale organo ausiliario del Governo), all'interno del processo, nell'aula di giustizia, vi sono ancora veri e propri vuoti di protezione per la vittima. Uno dei terreni lacunosi, probabilmente più “impattanti”, è rappresentato dal ruolo processuale della vittima, che sfuma – fin quasi a scomparire – qualora quest'ultima decida di non costituirsi parte civile nel corso del procedimento penale.

La riflessione di Antonia Menghini ha avuto ad oggetto la funzione della pena, tema che affonda le proprie radici, prima che nella teoria penalistica, nella filosofia del diritto. Stiamo probabilmente assistendo ad una riconfigurazione delle finalità della sanzione penale, al cui interno l'ordinamento mira a far convivere obiettivi apparentemente inconciliabili. Se a livello giuridico vi sono già molti argomenti per dibattere sulla distinzione tra scopo rieducativo e risocializzazione del condannato, è intuitivo comprendere quanto essi si possano arricchire e complicare, soprattutto se alla discussione si aggiungono le finalità preventive e repressive (tradizionalmente collegate al sistema sanzionatorio penale) e la teoria, che sembra da ultimo tornare nuovamente in auge, della giustizia riparativa, basata sulla concezione ristorativa della pena.

Che le definizioni portino i giuristi ad affrontare una variabile quantità di profili problematici, è cosa risaputa. Ed anche in quello