MicroRNA: PICCOLE MOLECOLE DI GRANDE UTILITÀ

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Una ricerca in collaborazione tra Università di Trento e Ospedale Santa Chiara di Trento
di Michela A. Denti e Mattia Barbareschi

If we knew what it was we were doing, it would not be called research, would it?”
(“Se sapessimo quello che stiamo facendo non si chiamerebbe ricerca, no?”, frase attribuita ad Albert Einstein)

OVVERO L’IMPORTANZA DELLA RICERCA DI BASE….

Quando nel 1993 Victor Ambros ed i suoi collaboratori, studiando lo sviluppo del verme nematode Caenorhabditis elegans, si imbatterono in una molecola di RNA molto piccola (22 nucleotidi) che regolava in maniera inusuale la traduzione di un gene appaiandosi col suo RNA messaggero, pensarono probabilmente di aver trovato un’eccezione, uno di quegli strani scherzi dell’evoluzione che a volte si parano davanti a chi studia gli organismi viventi. Gli scienziati non sapevano che dieci anni dopo, queste insospettate piccole molecole di RNA, poi battezzate “microRNA”, sarebbero state trovate a centinaia in organismi evolutivamente lontani come l’uomo, il verme, il moscerino della frutta, persino la piccola pianta Arabidopsis thaliana, introducendo una vera e propria rivoluzione nella nostra comprensione dei meccanismi che regolano l’espressione dei geni ed, in ultima analisi, la diversità dei viventi.
Ambros ed i suoi colleghi, in effetti, non avrebbero mai potuto immaginare che i microRNA sono la chiave regolativa di molti processi fisiologici e quindi implicati in moltissime patologie, e che avrebbero assunto nel volgere di pochi anni una notevole importanza in medicina.
Recentemente, infatti, i microRNA hanno acquisito notorietà per essersi rivelati degli utilissimi biomarcatori, ovvero indicatori di specifici stati patologici.
Il vantaggio dell’utilizzo dei microRNA come biomarcatori risiede nel