NECROPOLI LONGOBARDE IN ITALIA

in
Un convegno internazionale promosso dall’Università di Trento, dal Castello del Buonconsiglio e dall’associazione Ricerche Fortificazioni Altomedievali
di Elisa Possenti

Il 26 e 28 settembre 2011 si è tenuto a Trento presso il Castello del Buonconsiglio il convegno internazionale “Necropoli longobarde in Italia. Indirizzi della ricerca e nuovi dati”. L’incontro è stato organizzato, con il coordinamento scientifico di Elisa Possenti, dal Dipartimento di Filosofia, Storia e Beni culturali dell’Università di Trento, dal Castello del Buonconsiglio e dall’associazione RFA (Ricerche Fortificazioni Altomedievali). L’iniziativa fa parte di una serie di incontri di approfondimento realizzati nell’ambito del progetto PAT “Ambienti e Paesaggi dei Siti d’Altura Trentini (Apsat)” - direzione scientifica del professor Gian Pietro Brogiolo - ed è stata possibile anche grazie al contributo della Cassa Centrale Banca.

Le ragioni del convegno sono state in prima battuta determinate dalle ricerche attualmente in corso nel territorio trentino nell’ambito del progetto Apsat, il quale ha evidenziato come il periodo longobardo (VII-VIII secolo d.C.) sia stato contestuale, per lo meno in alcune aree, ad un profondo cambiamento dei paesaggi e delle strategie di sfruttamento economico del territorio. Dal momento che questi dati dialogano in modo molto stretto con quelli relativi alle necropoli - che tuttora costituiscono uno degli indicatori archeologici più significativi del popolamento altomedievale - si è quindi avvertita la necessità di instaurare un confronto con le altre regioni italiane al fine di contestualizzare meglio il caso trentino.
L’incontro è stato organizzato in cinque sezioni. La prima sezione, “Necropoli ‘barbariche’ in Italia e in Europa: aspetti metodologici”, ha introdotto i lavori e puntualizzato quali sono le chiavi interpretative delle sepolture altomedievali, in particolare con oggetti di corredo di tipo germanico, aspetto questo centrale in relazione al confronto tra i dati provenienti dalle necropoli e quelli provenienti dagli insediamenti. Sono state pertanto presentate la situazione italiana, quella ungherese, quella tedesca (in cui lo studio delle necropoli altomedievali vanta in Europa la tradizione maggiormente consolidata) e, per finire, quella spagnola.

La seconda sezione, “Nuovi dati dall’Italia longobarda”, con ben dodici relazioni, è quella a cui è stato destinato il maggior spazio ed aveva come obiettivo quello di presentare le ultime scoperte nelle regioni italiane interessate dalla presenza longobarda. Gli interventi, tenuti da relatori provenienti sia dalle Soprintendenze archeologiche che dalle Università, sono state di estremo interesse e hanno reso evidente come il numero di dati sia aumentato in maniera vertiginosa negli ultimi quindici anni, ovvero dal 1995 anno in cui ad Ascoli Piceno fu organizzato l’ultimo convegno espressamente dedicato nel nostro Paese alle sepolture di età longobarda in Italia. Tra i dati emersi uno dei più importanti, anche alla luce degli obiettivi del convegno, è stato quello relativo alla nuova percezione del rapporto tra necropoli e insediamenti, impensabile solo fino a pochi decenni fa e in cui l’elemento longobardo sembra essere stato caratterizzato da peculiarità sue proprie.

La terza sezione, “Revisione e rilettura di dati di vecchia acquisizione”, ha proposto nuove chiavi di lettura di contesti già noti da tempo per i quali nuovi approcci di studio hanno consentito interpretazioni non possibili al momento della scoperta.
La quarta sezione, “Dati di vecchia e nuova acquisizione dal Trentino”, è stata specificamente dedicata alla realtà provinciale. La Soprintendenza Archeologica di Trento ha presentato nuovi dati provenienti da scavi effettuati nel territorio (Val di Non, Besenello, Giudicarie). Il Dipartimento di Filosofia, Storia e Beni Culturali dell’Università di Trento ha invece anticipato una prima tranche di risultati provenienti dalla revisione di dati di vecchia acquisizione riletti alla luce delle trasformazioni dei paesaggi trentini altomedievali.
L’ultima sezione, infine, “Il contributo delle scienze naturali”, ha idealmente chiuso il cerchio puntualizzando come lo studio esaustivo delle necropoli, anche longobarde, è strettamente collegato a dati acquisibili grazie a scienze di ambito non umanistico. Scienze che utilizzano dati la cui elaborazione e comprensione non può prescindere da uno studio complessivo del territorio e del paesaggio naturale da cui i medesimi dati provengono.
Gli interventi delle tre giornate