SPAZIO GEOGRAFICO E SPAZIO LETTERARIO

in
A Trento un convegno internazionale su “Topografia e spazio nella lingua e letteratura tedesca”
di Fabrizio Cambi

“L’uomo ha bisogno di un quadro del mondo e del posto che occupa all’interno di esso, strutturato e dotato di una coesione interna. L’uomo ha bisogno di una carta geografica del suo mondo naturale e sociale, senza la quale sarebbe confuso e incapace di un’azione avveduta e coerente”, così scriveva Erich Fromm in “Anatomia della distruttività umana” (1973). In questi ultimi decenni la dimensione dello spazio nelle sue declinazioni descrittive e nelle sue (dis)articolazioni simboliche è divenuta sempre più la costellazione chiave di orientamento culturale e di costruzione e decodificazione del testo letterario. Anche il corredo lessicale ormai corrente di mappatura, topografia dei modelli letterari, centralità e dislocazione, cartografia e scrittura, confini e sconfinamenti, richiama e accentua una categoria, appunto quella spaziale in cui si sedimentano e si sublimano l’immaginario e la memoria dello scrittore e, di riflesso, del lettore. Nell’epoca dell’annullamento della distanza, del vicino e del lontano, nella convinzione del poter esser-ci comunque in una sorta di simultaneità e transfer esistenziale dati dalla navigazione virtuale, lo spatial turn e il topological turn, non solo nei cultural studies, offrono sempre più strumenti e prospettive ermeneutici del testo letterario, prodotto spesso a sua volta di queste dinamiche.

La percezione estensiva e con