IL GIORNO DELLA MEMORIA

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Quali eventi sono da ricordare pubblicamente? Il rapporto tra diritto e memoria nazionale
di Fulvio Cortese

Lo scorso 25 maggio si è tenuto, presso il foyer della Facoltà di Giurisprudenza, l’ultimo incontro della seconda edizione del ciclo di incontri “Memoria e diritto”.
La nota scrittrice Antonia Arslan, il costituzionalista Andrea Pugiotto, dell’Università di Ferrara, e la filosofa Siobhan Nash Marshall, del Manhattanville College di New York, hanno dialogato sul tema delle “leggi della memoria”, interrogandosi criticamente sulle ragioni e sull’opportunità di un ricordo fissato e imposto dal diritto.
Non si tratta di un tema astratto: il “giorno della memoria” (per le vittime della Shoah: 27 gennaio) e il “giorno del ricordo” (per coloro che sono morti nelle foibe: 10 febbraio) sono soltanto due dei tantissimi esempi che si potrebbero svolgere circa le innumerevoli “scelte” che il Parlamento italiano ha fatto negli ultimi quindici anni e le conseguenti discussioni, anche polemiche, che sono seguite (si pensi all’istituzione, una tantum, della festa nazionale del 17 marzo, in ricordo dell’Unità d’Italia).

Né si tratta di un tema soltanto folcloristico; le questioni sul tappeto sono moltissime: che cosa si può o si deve ricordare pubblicamente? Quali sono le motivazioni di un ricordo, in tal modo, ufficiale? Siamo tutti davvero consapevoli delle modalità e delle forme di un simile ‘ricordo normativo’? Quando il Parlamento ricorda qualcosa, lo fa sempre e soltanto nell’ottica di una memoria nazionale? E ancora