BIODIRITTO: IL DIFFICILE RAPPORTO TRA SCIENZA E LEGGE

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Tutelare la dignità delle persone e il diritto alla salute tenendo conto delle nuove acquisizioni scientifiche
di Carlo Casonato
Approfondimento: 

I rapporti fra il diritto e gli altri saperi mutano nel tempo e nello spazio. A periodi in cui la dimensione giuridica arricchiva e veniva arricchita dalle altre scienze sono seguiti momenti di forte incomprensione e di aperta ostilità. Le negazioni, d’altro canto, sono state reciproche. Se è talvolta un diritto intriso di pregiudizio religioso ad ostacolare la scienza, è altre volte un pensiero scientifico ignaro dei propri limiti a negare fondamentali regole giuridiche. Così, se Galileo Galilei è costretto “a negare ciò che sta scritto a chiare lettere nel gran libro della natura”, le pseudo sperimentazioni del blocco 10 di Auschwitz non tengono in nessun conto la dignità umana, mentre le ricerche scientifiche di Tuskegee in Alabama sulla progressione naturale della sifilide proseguono ben oltre la data che segna l’inizio dell’impiego della penicillina.
In tempi più recenti si è riproposto con forza il principio secondo il quale il diritto e le altre scienze devono interagire, condizione indispensabile per non smarrire il proprio senso epistemologico. Per dirla con Mariachiara Tallacchini, si assiste all’emersione di un “atteggiamento più critico e autoriflessivo nel pensare le interconnessioni e la reciproca produzione di conoscenze e norme tra diritto e scienza”.

All’interno di questo tragitto di riavvicinamento, la Corte costituzionale italiana non ha mancato di ricordare al Parlamento il principio secondo cui imposizioni o divieti in ambito terapeutico debbano tenere in debito conto le acquisizioni scientifiche. La legge sulla procreazione medicalmente assistita, per fare un esempio