LE CAPACITÀ COGNITIVE DEGLI ULTIMI NEANDERTHAL

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L’Università di Trento in un progetto archeologico internazionale. Le nuove scoperte nella Penisola Iberica cambiano la nostra percezione dei neandertaliani
di Diego E. Angelucci

Alla parola "archeologia" si associano spesso termini come "mistero" o "enigma". Esagerazioni giornalistiche, senza dubbio, che rivelano però come il percorso di ricerca dell'archeologo sia ancora denso di incertezze e questioni aperte, in particolare per quanto riguarda i tempi preistorici, la cui conoscenza è spesso fallace a causa del trascorrere del tempo che ha irrimediabilmente modificato la documentazione a nostra disposizione.

Tra i problemi aperti che hanno interessato la comunità scientifica negli ultimi anni vi è quello relativo alla sorte degli ultimi Neanderthal: perché sono scomparsi? Anzi, sono veramente scomparsi, o portiamo con noi una parte di patrimonio genetico neandertaliano? Quale era la loro reale capacità cognitiva? Su che piano si è svolto l'incontro con gli umani anatomicamente moderni - gli Homo sapiens sapiens da cui discendiamo principalmente - quando questi raggiunsero l'Europa tra 40 e 30 mila anni fa? Le risposte si nascondono nel lento lavoro di scavo, catalogazione e analisi che caratterizza il percorso di ogni archeologo. In questo senso, la Penisola Iberica si sta rivelando un territorio privilegiato per ‘capire’ gli ultimi Neanderthal. Questo territorio, che funzionò infatti come un cul-de-sac, fu tra gli ultimi ad essere r