IL TEATRO MUSA DELLA PITTURA

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Al Mart la mostra "Dalla scena al dipinto”. Un seminario di approfondimento e visite guidate per dipendenti universitari
di Sandra Pietrini

Come ha affermato un grande storico del teatro, Ludovico Zorzi, “senza l’iconografia la storia dello spettacolo sarebbe una disciplina senza oggetto”. Poiché il teatro è un’arte effimera, che si distrugge nel momento in cui si realizza, gli storici del teatro non hanno mai a disposizione l’oggetto dei loro studi, come potrebbe essere un quadro per gli studiosi di pittura, ma un evento irrimediabilmente scomparso. Le fonti figurative che si riferiscono alla rappresentazione sono dunque tanto più preziose, sia che si tratti di documenti direttamente riferibili allo spettacolo, come i bozzetti di scena, sia che si tratti di raffigurazioni solo indirettamente  connesse all’evento.

Di quest’ultima categoria fanno parte anche i dipinti a soggetto teatrale. Se la pittura ha tratto ispirazione dal teatro fin dall’epoca antica, a partire dalla seconda metà del Settecento l’interesse degli artisti per il mondo della scena aumenta, per raggiunge il culmine nel secolo successivo, dando origine a una vasta produzione di opere ispirate alla drammaturgia o alle rappresentazioni sceniche. Durante l’Ottocento il teatro è un’arte di massa, ovvero la più diffusa forma di intrattenimento per tutte le classi sociali. La teatralità stessa diviene una qualità dell’immaginario pittorico, tanto che gli artisti figurativi si ispirano alle modalità sceniche per dare una rappresentazione dello spazio o per esprimere gli affetti mediante pose espressive. E così la pittura si fa teatro e azione drammatica, in un raffinato gioco di linguaggi e trasmigrazione di segni.

Il complesso rapporto fra teatro e pittura è infatti improntato a una fitta rete di scambi reciproci. Come si può vedere nei dipinti