Il workshop al Castello del Buonconsiglio di Trento. Foto Massimo Sturnega

IL SISTEMA POLITICO ED ECONOMICO DOPO LA CRISI

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Un workshop per riflettere sul futuro: non ripetere errori e creare un sistema finanziario più stabile
di Manuela Moschella

Il Castello del Buonconsiglio ha fornito un gradevole sfondo al vivace dibattito che ha avuto luogo nel quadro del workshop “The global economy after the crisis: macroeconomic and geopolitical implications”. Organizzato dal Dipartimento di Economia e dalla Scuola di Studi internazionali, con il coordinamento scientifico del professor Luigi Bonatti, l’evento, che ha avuto luogo dal 25 al 27 giugno scorsi, ha visto accademici e operatori di mercato confrontarsi su alcuni dei temi più scottanti derivanti dalla crisi finanziaria. Sotto lo sguardo attento di numerosi studenti e dottorandi venuti a partecipare al workshop, gli interventi si sono concentrati sia sulle cause della crisi in corso che sulle possibili soluzioni. In altre parole, il workshop ha fornito un’occasione per guardare al passato ma anche al futuro con l’obiettivo di non ripetere errori e di creare un sistema finanziario più stabile sia a livello domestico che internazionale.

Tra i temi di discussione che hanno tenuto accesso il dibattito vi è stato certamente quello degli squilibri globali e, pertanto, del rapporto tra Cina e Stati Uniti come messo in evidenza dai lavori presentati da Luigi Bonatti e Andrea Fracasso della Facoltà di Economia di Trento nonché dalla relazione di John Driffill del Birkbeck College. Gli squilibri globali sono stati anche oggetto di attenzione della lezione inaugurale di Axel Leijonhufvud, il quale si è concentrato sulle origini macroeconomiche della crisi, ivi compresa la dottrina macroeconomica prevalente nello scorso decennio.
Il tema della responsabilità della dottrina economica per la crisi attuale è stato ripreso nella tavola rotonda con Barry Eichengreen dell’Università di Berkeley, il quale ha invitato gli economisti a guardare al passato per ravvisare errori e miopie. Eichengreen, poi, ha tenuto banco sul tema del ruolo del dollaro nel sistema internazionale, analizzando la performance dell’euro e l’atteggiamento delle autorità cinesi alla luce della stretta dipendenza dal dollaro per il valore delle riserve cinesi.

La revisione del sistema di regolamentazione e supervisone è stato, poi, un altro tema di dibattito durante le giornate del workshop. Marcello De Cecco, Scuola Normale di Pisa, ha ricordato spesso l’importanza di fattori politici nella determinazione delle regole finanziarie, soprattutto negli Stati Uniti. Clive Briault, un ex funzionario della Banca d’Inghilterra, si è occupato delle sfide poste dalla supervisione macro-prudenziale sollevando dubbi sulla sua efficacia. Per quanto riguarda, poi, la riforma del sistema di regolamentazione finanziaria a livello internazionale, Jan Kregel del Levy Economics Institute ha illustrato le riforme suggerite dalla Commissione delle Nazioni Unite sulla riforma del sistema finanziario internazionale, mentre Manuela Moschella dell’Università di Trento ha suggerito un processo di razionalizzazione delle agenzie internazionali, rafforzando il ruolo del Fondo Monetario Internazionale.
L’ultima giornata è stata dedicata ai paesi emergenti, alle loro prospettive di crescita e ai rischi per le loro economie anche grazie all’intervento di un gestore di un fondo specializzato negli investimenti in questi Paesi, Jan Dehn, e di un consulente della Banca Mondiale, Luis Serven. Si è, infine, discusso della fame e della povertà c